martedì 13 settembre 2011

La ragazza di Schrödinger

Si prendano in esame la ragazza A e i ragazzy X, Y (posson esser presi in esami infiniti ragazzi).

Si prenda in esame una camera di albergo insonorizzata ed isolata.

Chiudendo nella stanza A, X, Y, (...), per un osservatore esterno la ragazza sarà a letto sia con l'uno che con l'altro nello stesso momento.

martedì 30 agosto 2011

Se Ghandi avesse potuto parlare così...

Non odiare i ladri, sono solo affamati, hanno paura per loro e le loro famiglie.

Non odiare gli assassini, da qualche parte nella loro mente, stan facendo la cosa giusta.

Non odiare i raccoglitori di pellicce di foca. Senza quel lavoro i loro bambini morirebbero di fame.

Non odiare chi ti ha tradito. La loro vita è probabilmente peggiorata, quando speravano di migliorarla.

Non odiare la gente. Mettiti nei loro panni, e cerca di vedere il loro punto di vista, e la maggior parte delle volte capirai il perché delle loro azioni.

Se devi odiare qualcuno, ecco, odia i vegani. Quelli sì che sono teste di cazzo.

venerdì 12 agosto 2011

Contorti giri di logica sistematica ed archivista, e l'imposizione di una direttiva d'obbligo nella pubblicazione di un "Post".

La crudeltà di una scheda video che detesta gli ossessivo-compulsivi.

Il vuoto di 12 agosto in cui son chiusi pure i tabaccai. Chiusi i maniera così sistematica che mi son chiesto se ci fosse uno sciopero generale, una qualche corbelleria nazionale, o un piano malato progettato dall'alto per impedirmi di avere a disposizione un maledetto pacchetto di Camel morbide.

Cinque ore per accompagnare il mio migliore amico alla stazione Centrale perché potesse salire sul treno che in 0859h lo riporti a casa sua.

Gli unici suoni in casa sono le fusa che si fanno fra loro Vendetta e i suoi figli, e il ticchettio delle zampe dei cani che girano per casa apparentemente eccitati da qualsiasi... Stavo per dire 'bipede', ma in effetti Joy e Sir Joe sembrano al culmine dell'accelerazione adrenalinica per qualsiasi essere organico o non che si trovi a camminare attorno al perimetro di casa mia.

Sospiro: con il rumore della caraffa d'acqua filtrata, il ghiaccio che vi scricchiola dentro, l'occasionale battere di tasti al mio computer, la frase precedente perde la maggior parte della sua carica, e sulla sua coerenza si potrebbe iniziare a nutrire qualche sospetto.

Ho un vago ricordo dei tempi in cui mi sembrava di saper addirittura scrivere.

Sospiro.

E ora mi devo inventare un titolo per il post. Evviva.

martedì 25 gennaio 2011

Meh

Anche col Sole in faccia, ci saranno cinque gradi.
Sabato, quarta e ultima ora di scuola, educazione fisica.
Sono nel campetto dell'oratorio dietro la scuola, seduto sul mio cappotto che mi separa dall'infelice scelta di tubi di ferro plasmati a panchina e verniciati di un giallo ormai sporco.
Il mio sguardo sì perde alla mia sinistra, in direzione del campo da basket dove qualcuno cerca di giocare contro il vento usando una palla da volley. La luce solare mi attraversa di sbieco le cornee, cancellando la vista in una foschia quasi dorata.
Cuffie sulle orecchie, suona Suicide by Stars, dei God is an Astronaut.
Inizio a scrivere, e l'ispirazione scema.

mercoledì 12 gennaio 2011

You could invent an explanation.

She dressed in cheery colors. Orange and pink.
She wished there was some pill she could take.
-Sorry I couldn’t make the party- she said.
-You could invent an explanation.-

-Middle-class white girls were the rule, not the exception

They tipically had access to illegal abortion.-

 
There was no one around
Who could explain
Why she felt such pain.
-Hug me. Fuck me.-
Where’s she gonna go?
-Tease me. Please me.-
-It’s pretty wet out, I think we get the car.-
-Were you out with your one and only last night?-

 She wished there was some guy she could love.
She waited for someone to come pick her up.

There was no one around who could explain why she felt such pain
-Hug me. Fuck me.- Where’s she gonna go? –Tease me. Please me.-

 Non so che scrivere, non so che dire, che pensare, che fare.

Quel buco nel muro che hai fatto senza pensarci, a cui ti sei abituato, non ci fai più caso.
Ma sul quale lo sguardo ogni tanto ti cade, e un po' ti dà fastidio...

Che farne, se nel buco vive un ragno velenoso?

martedì 19 ottobre 2010

Sindrome dell'ingozzamento

Diciannove ottobre:
Compaiono le prime vetrine natalizie, ancora prima, o addirittura insieme a quelle a tema Halloween.
Diciannove ottobre:
Approvato il lodo Alfano con valore retroattivo.
Diciannove ottobre:
Il sottoscritto perde due pullman, e quello seguente direttamente, sceglie di non passare. Uscito di scuola all'una e dieci, arrivato a casa alle quattro.

Insomma, la giornata di merda era nell'aria.

Personalmente parlando, trovo surreale, quasi odioso, il clima natalizio. Lucine colorate, petrolio stampato e verniciato in sgargianti colori ammiccanti all'arrivo del ciccione sulla slitta: tempo di shopping, che cazzo!
Eh, sì, perché all'anno 2010, la gente s'è -per dirlo alla milanese (anche se potrei sbagliarmi, perché il milanese nemmeno lo conosco)- desciulata (Svegliata, n.d.F), e, nel giorno della festa del Sole, non festeggia neanche più la ricorrenza inventata e sovrascritta e imposta dal cristianesimo. Il Natale, è la festa del consumismo, dell'ostentazione, dello stacco dell'albero motore senza il rilascio dell'acceleratore.
E se non fai regali per Natale, sei un barbone, fai schifo.
Sei una merda, se non spendi ALMENO uno stipendio dedicandolo ai tuoi figli, alla tua ragazza, ai tuoi genitori, e non dimentichiamoci gli amici!

Alberi di natale, episodi speciali dei programmi televisivi (gli stessi che tanto vengono riproposti anche a luglio), una simbologia sintetica che inquina praticamente tutto, per far sì che , già dalla seconda metà di ottobre, la gente inizi a preparare la farcitura monetaria necessaria a far concludere in bellezza l'anno fiscale.

E la cosa più ipocrita, è che tutto ciò continua ad esser etichettato tra i "servizi". Guai, a far cader l'ipocrisia del "Tutto per il vostro bene!"


Ma vaffanculo.

lunedì 19 luglio 2010

"Flavi è terapeutico."

"Non chiamarmi", mi hai detto.
E fra me, penso che fosse fiato sprecato sul nostro tempo sprecato.
Tempo sprecato in cui potremmo vivere per un po' la stessa vita, negli ultimi momenti che ci restano.
Prima che io torni nel mondo.
Prima che tu torni in te stessa.
"Non chiamarmi", mi hai detto, "È inutile".
E io mi chiedo che diavolo significasse.
Se tu l'abbia detto per un motivo, o se sia solo la mia costante ricerca di un significato recondito in ogni momento.
"Non chiamarmi", mi hai detto.
E nonostante ciò, ti sento più vicina che mai. Sarà che sto leggendo il tuo blog, un po' alla volta, e per qualche momento, mi sembra di vedere attraverso i tuoi occhi, te, riflessa in un vetro, o in una pozzanghera; nelle maniglie delle porte.
"Non chiamarmi", mi hai detto.
E non riesco a non dirti.... cose...
A cui non vedrò neanche risposta, probabilmente.
"Non chiamarmi", mi hai detto.
"7 messaggi concatenati", recita il telefono.
Non ti chiamo.
Ero convinto di apprezzare il cielo coperto, ma già mi manca il Sole.